Dicembre 30th, 2015

DIARIO TREVIGIANO

A cura di Franco Piol

 

 

 

 

 

 

 

 

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Silca Ultralite al top nelle prove multiple con il triestino

Diego Lassini che affianca Miani
Due campioni italiani, una vicecampionessa e un bronzo tricolore entrano nel gruppo Silca
Arrivano l’altista Jacopo Zanatta, il mezzofondista Abel Campeol e l’astista Virginia Scardanzan


Due campioni italiani, una vicecampionessa e un bronzo tricolore. Il 2016 in casa Silca Ultralite Vittorio Veneto e Atletica Silca Conegliano incomincia, davvero, con il botto. Anzi, i botti. Entrano infatti a far parte delle due storiche società di atletica della Sinistra Piave quattro giovani che nel corso di questi anni hanno fatto parlare di sé per i grandi risultati sportivi ottenuti. Si tratta del campione italiano di salto in alto indoor junior e vicecampione nelle prove multiple (indoor e outdoor), Jacopo Zanatta, del campione italiano dei 1000 metri cadetti Abel Campeol, della vicecampionessa indoor e bronzo outdoor nell’asta allieve, Virginia Scardanzan. A completare il nuovo assetto dei team Silca, l’ingresso di Diego Lassini, bronzo tricolore nel decathlon junior, che con Zanatta e il “veterano” Matteo Miani andrà a formare una forte squadra per il campionato di prove multiple. A fare da “supervisore” il tecnico specialista dell’asta, Andrea De Lazzari.


Nei giorni scorsi i nuovi atleti biancorossi si sono incontrati, accolti dal presidente di Silca Ultralite, Aldo Zanetti e dal direttore tecnico Raffaele Moz, nella sede dell’Atletica Silca Conegliano, per pianificare l’inizio del 2016 che li vedrà quasi tutti impegnati nelle gare indoor. Sarà sicuramente un inizio di rodaggio, visto che passeranno di categoria. Zanatta e Lassini diventeranno promesse, Campeol allievo e Scardanzan junior.
Zanatta, residente a Camalò di Povegliano, nel 2015 ha vinto, con la misura di 2.14, il titolo di campione italiano indoor mentre nelle prove multiple, dove ha ottenuto l’argento sia nell’indoor che nell’outdoor, ha raggiunto 5.195 punti nell’eptathlon e 6.745 nel decathlon. Oltre all’alto, il 19enne eccelle particolarmente anche nel salto in lungo (PB 7.10). Lo scorso anno ha indossato la maglia azzurra e ha partecipato ai mondiali di categoria in Svezia. Si è avvicinato all’atletica a otto anni dedicandosi inizialmente alla marcia. Poco dopo l’incontro con l’alto e le multiple. È allenato da Roberto Vanin, Lelio Miani, Adriano Santin e Matteo Grosso.
Abel Campeol, 15enne di Santandrà di Povegliano, di origini etiopi, ha iniziato a correre alcuni giorni dopo il suo arrivo in Italia, a otto anni. Il suo 2015 è stato davvero brillante, con il titolo italiano nei 1000 metri cadetti e il record nazionale nei 600 indoor (1′24”41). Nei 300 ha un personale di 36”51, nei 1000 di 2′35”22. Con il passaggio di categoria, si dedicherà a varie distanze (dai 200 ai 1500). È un mezzofondista che fa della velocità la sua arma vincente. Il suo allenatore è Tarcisio Lorenzin. Studia all’istituto Besta di Treviso (indirizzo tecnico sociale).
Virginia Scardanzan è invece un’ex ginnasta di buon livello (quinto posto al campionato nazionale e promozione nel campionato italiano di serie A a squadre, convocazioni in vari ritiri nazionali). Dal 2012 inizia a fare atletica (lungo, alto, corsa) e nel 2013 viene indirizzata al salto con l’asta, che scoprirà essere la sua specialità. Con la misura di 3.60 ha conquistato a giugno il bronzo tricolore nel campionato italiani allieve di Milano. A inizio 2015 il titolo di vicecampionessa italiana indoor. È allenata da Fulvio Maleville e Marco Chiarello. Studia al liceo scientifico Duca degli Abruzzi di Treviso.

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Diego Lassini, 19enne triestino, nel 2015 vanta il terzo posto nei campionati italiani di prove multiple di Lana (decathlon) e il quarto nel tricolore indoor (eptathlon). Da allievo è stato vicecampione italiano nel pentathlon indoor e bronzo nell’octathlon outdoor. I suoi personali, da junior, sono di 6.279 punti nel decathlon e di 4.636 nell’eptathlon indoor. Atleta che fa della completezza la sua forza, ha fatto parte di quasi tutte le rappresentative regionali di categoria e vanta convocazioni per alcuni ritiri nazionali. È allenato da Gianfranco Lucatello e da Vojko Cesar. Frequenta l’istituto tecnico superiore e segue un corso biennale per la gestione e manutenzione delle apparecchiature biomedicali.
“Siamo molto contenti di poter accogliere nelle nostre società questi giovani non solo di talento “atletico” ma anche seri e convinti di poter dire la loro in questo sport con impegno e dedizione e sempre senza dimenticare lo studio - commentano i presidenti Aldo Zanetti e Francesco Piccin - siamo anzi orgogliosi che abbiamo guardato a noi e riteniamo che l’entrata nella nostra famiglia, dopo la bella attività nel vivaio delle loro precedenti società, possa dare ulteriore tranquillità e serenità a questi ragazzi che continueranno ad allenarsi con i loro allenatori e verranno assistiti al meglio per raggiungere i loro obiettivi che sono ambiziosi”.
Per Silca il 2015 è stato ricco di soddisfazioni, non solo nel campo del triathlon con vittorie e podi tricolori e la convocazione di Federico Spinazzè per gli Europei, ma anche nell’atletica con Irene Vian ed Erica Lapaine che hanno indossato la maglia azzurra rispettivamente per i campionati europei junior (ottava negli 800 Vian) e nella rassegna continentale di corsa campestre.
Ora l’ingresso di questi nuovi giovani fa a spingere sull’acceleratore di quella “ricerca del talento” su cui le società Silca puntano da un paio d’anni, dopo un passato decisamente glorioso fatto di convocazioni nazionali, vittorie tricolori e medaglie internazionali.

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Intanto, in attesa delle prime prove multiple indoor del 2016 eccovi il quadro dell’attività al coperto del 2015.

Simone Cairoli dell’Atletica Lecco, classe 1990, ha primeggiato nell’eptathlon indoor del 2015 realizzando 5.683 davanti a Marco Ribolzi, Virtus Lucca, classe 1989 con 5.310 e a Vincenzo Vigliotti della Cariri Rieti, classe 1994 con 5.202 (Matteo Miani si è piazzato 10° assoluto e sesto promesse con 4.642 punti).

Tra gli juniores, in testa Simone Fassina con 5.484 punti davanti al nostro Jacopo Zanatta, secondo con 5.195 punti (primatista regionale juniores) e ad Andrea Cariot e Valentino Arrigoni. L’otto e il nove gennaio si aprono le danze regionali e si vedrà subito che (bella) aria tira!

 

Eccovi le tabelle di riferimento dei migliori trevigiani:

 

eptathlon 

4.865 Giuseppe VISCARDI  Treviso 20-8-76 Assind. Pd. 18/02/96 Napoli
7”17/6,88/10,95/1,81 // 8”82/3,80/2’53”41

 
4.847 Davide TRINCA  Pederobba 4-2-69 Assind. Padova 12/02/94 Genova

4.642 Matteo MIANI Treviso 4-11-1993 A.Villorba 25/01/2015 Padova

4.142 Filippo BOLDRIN  Treviso 16-3-83 Il Becher 03/02/2002 Genova

Eptathlon junior

 
5.195 Jacopo ZANATTA Mestre 21-8-96 Trevisatletica 24/01/2015 Padova
7″31/7,09/13,05/2,07 // 8″66/3,80/3′00″28

 

Auguri a tutti di buon anno e felice 2016!!!

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ATLETICA GIOVANILE TREVIGIANA ora meno talentuosa ma più che mai IMPORTANTE. 12^ e ultima parte: per dovere o per passione, meglio: IL DOVERE E’ LA PASSIONE

 

Di Francesco Storgato

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Ultima parte senza la o le soluzioni (ma con qualche autocritica) per risolvere la poca presenza di talenti in circolazione, ma con la certezza che continuando nell’impegno verso obbiettivi comuni, si potrà comunque poter dire di aver fatto molto. Mi esprimo come persona dell’ambiente che cerca, senza pensare di avere la ragione assoluta, di contribuire a dare una mano e certo che questa scarsità di talenti non sia solo un fenomeno solo trevigiano ma presente ovunque, almeno in Italia.
Abbiamo una missione da rilanciare in questa Italia che fatica a risollevarsi da una crisi che nella storia di nazione ha pochi precedenti. Anche lo sport inteso nel suo insieme più vasto, comprendente quindi indistintamente tutti gli addetti ai lavori, si trova in una situazione quanto mai precaria. Si resta con coerenza e continuità cercando d’introdurre migliorie e sperimentando anche delle novità, per dare maggiore dinamicità e maggiore interesse all’attività.
La nostra missione consiste nel coniugare la promozione sportiva di base (dare a tutti la possibilità di fare sport) con l’espressione d’eccellenza che esalta il palmares azzurro. A tale proposito posso fare riferimento, come esempio significativo, all’ultima festa dell’Atletica Trevigiana dove la quasi totalità degli atleti trevigiani premiati come “maglie azzurre”, hanno iniziato la loro carriera fin dalla categoria esordienti svolgendo attività multidisciplinare comprendente anche momenti di gioco, specializzandosi successivamente anni dopo. Gioco, attività motoria, gare, si confondono quando i bambini iniziano l’esperienza che può diventare la pratica sportiva. Se questa esperienza è accompagnata da adulti che riescono a tener conto dei bisogni, delle aspettative, delle potenzialità dei piccoli, lo sport potrà diventare anche uno strumento educativo privilegiato. Per i molti che non riusciremo a far diventar dei campioni nello sport, con il nostro operato abbiamo comunque l’occasione di formare degli uomini e delle donne del domani in grado di affrontare la vita a testa alta.
L’offerta sportiva del nostro sport rappresenta una sicurezza, le molteplici specialità offrono ai giovani l’opportunità di sperimentare diverse esperienze motorie e sono in grado di gratificare il loro desiderio di sprigionare la loro vitalità ed esuberanza. Ma dobbiamo tener presente che al giorno d’oggi si sono moltiplicate le attività sportive sul territorio. Una volta c’erano meno distrazioni, c’era meno di tutto, eravamo più “ruspanti”, oggi ci siamo imborghesiti e i ragazzi si lasciano di conseguenza, distrarre più facilmente. Facilmente hanno perso la voglia / le occasioni per muoversi e la capacità di farlo al meglio. Le molteplici occasioni di giocare e muoversi all’aperto di qualche decennio fà, favorivano oltre al movimento anche la sopportazione alla fatica e l’estensione articolare. Al giorno d’oggi i ragazzi stanno tanto tempo fermi a scuola, hanno spazi ristretti a casa, usano dispositivi digitali già in tenera età e di fatto tutto ciò li allontana dall’esperienza corporea fondamentale nei primi anni di vita per il loro sviluppo motorio.
Ma non possiamo criticarli, dobbiamo tener presente che oggi i ragazzi vivono in un contesto che è il nostro, quello che abbiamo creato noi. Inoltre al giorno d’oggi nel mondo dello sport il risultato ha acquisito un’importanza tale da oscurare tutto il resto. D’altronde a chi non piace vincere? Ma la diversità tra vittoria e sconfitta stà nel modo di reagire, ossia nel maturare la volontà di prepararsi a vincere (migliorarsi). Per far questo l’allenatore deve porre la sua attenzione sullo sviluppo delle capacità, sull’apprendimento, sull’impegno e la tenacia dei ragazzi nel venire ad allenarsi, stimolandoli a credere in sé stessi e gratificandoli dei loro miglioramenti.
In tale situazione sono convinto che il ruolo dell’allenatore sia determinante. E’ sottinteso che si trova a spendere più tempo rispetto al passato, per far acquisire i requisiti necessari e propedeutici per poter svolgere qualsiasi specialità atletica. Esempi; il semplice appoggio a terra del piede a terra in forma libera non è sottinteso ma và fatto correttamente in quanto fondamentale; alla respirazione viene data poca importanza (io stesso preso da altre priorità) ma oltre ad essere importante per la corsa, anche nei salti e nei lanci diventa utile per la concentrazione; la tecnica di corsa, non esistono ragazzi lenti (nelle giuste proporzioni) ma ragazzi che devono imparare a correre. Già fin qui s’intuisce che la conoscenza, l’esperienza, ma anche la comunicazione sono ingredienti fondamentali di un buon allenatore. Il dialogo con i ragazzi serve a trasmettere sicurezza e diventa una spinta motivazionale. “Ci sono allenatori che ti dicono di stare tranquillo e allenatori che ti fanno sentire tranquillo”… e c’è un’enorme differenza. Nel dialogo il saper ascoltare è l’aspetto centrale della comunicazione, senza non esistono le basi per poter comunicare; la chiave per un ascolto attivo sta nell’attesa attiva, che fa sentire l’altro riconosciuto ed accettato. Intervenire troppo, apparire aggressivi può invece bloccare lo scambio. In presenza di gruppi numerosi è chiaro che il dialogo diventa limitato, ma deve essere recuperato nei momenti pre e post allenamento con disponibilità, ne beneficeranno soprattutto i ragazzi meno loquaci. Cosi facendo si potrà avere una conoscenza più specifica sui fattori personali e sulle dinamiche al’interno del gruppo.
Tutto ciò non vuole essere una critica, ma un appello dedicato agli allenatori che si trovano “senza emozione” conseguenza di una mancata motivazione. In un’atleta è grave, in un all’allenatore è peggio perché quando si parla di stimoli, l’errore è pensare che sia solo un problema degli atleti. La bravura non si misura con atleti già formati fisicamente e pronti a vincere, ma nell’aiutare a migliorare chi è in difficoltà dal principio.
Sono fiducioso verso i nuovi istruttori sfornati ogni anno dai corsi regionali della Fidal Veneto, sicuramente la loro formazione e preparazione tecnica è in grado di far fronte alle problematiche dei ragazzi. Rimango preoccupato per quanto le società, trattandosi in gran parte di persone trentenni, siano in grado di sostenerli economicamente riconoscendo loro un “rimborso spese” che permetta la loro presenza. Diversamente si corre il rischio di disperderli, addirittura verso altri sport.
Sono d’accordo che i problemi sono anche altri; interventi nell’impiantistica sportiva per riqualificarla e renderla idonea, la scuola dove l’attività motoria è relegata a un’oretta quando si può e con insegnanti a volte improvvisati, le famiglie costrette a fare sacrifici per far fare attività sportiva ai figli e diventate in parte sponsor delle società, ma avere atleti e non valorizzarli sarebbe imperdonabile.
In Italia spesso si fanno “i miracoli” perchè esiste un popolo di sportivi che si fà il mazzo dalla mattina alla sera con pochi mezzi, con poca attenzione da parte di chi dovrebbe averne, con poca gloria. Ci sono associazioni e privati che mettono pezze enormi, spesso pagando di tasca propria, per arrivare là dove dovrebbero arrivare le Federazioni poco presenti. Molti si sentono in dovere di farlo, ma possiamo pensare che oltre ad essere persone di grandissima volontà siano anche persone di talento.

 

 

 

 

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